Una collinetta verde, coperta di sambuchi, elevata sulla valle del Sele, dove i pastori da tempo immemorabile portavano al pascolo le pecore.
Si racconta che nel Medio Evo in quel luogo, apparsa su una pianta di sambuco, per due volte la Madonna chiese a due pastori che fosse costruita una cappellina in suo nome. Fu quella l’origine del piccolo luogo di culto sorto non lontano dal centro di Caposele, di cui si diffuse bel presto la notizia in tutta l’Alta Irpinia. E la cappellina non tardò a diventare meta di pellegrinaggio di fedeli dal circondario, accrescendo poi la sua fama nel corso dei secoli.
Il flusso dei visitatori era tanto intenso, che si rese necessario un ampliamento dell’edificio originario. In considerazione dell’importanza che quel luogo di culto mariano aveva assunto, nel 1505 Papa Giulio II concesse indulgenze ai pellegrini che vi si recavano. Intanto, sotto la giurisdizione della Diocesi di Conza, la chiesa, di cui è testimoniata dal 1527 l’intitolazione a Santa Maria Mater Domini, era stata progressivamente ampliata e abbellita, tanto da spiccare ormai inconfondibilmente sulla collina, che aveva preso essa stessa il nome di Materdomini.
Trascorsi oltre due secoli, durante i quali il santuario aveva continuato ad accogliere pellegrini delle più varie provenienze, nel 1748 giunse a Caposele il fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, Alfonso Maria de’ Liguori, con l’intenzione di fondarvi una missione. Fu l’allora Arcivescovo di Conza ad indirizzarlo a Materdomini, per concretizzare il suo obiettivo e costruirvi una casa per i missionari, che sorse proprio vicino al santuario.
In quella casa, nel giugno del 1754, già molto debilitato e provato dalla tisi, arrivò Gerardo Maiella che, nell’umile ruolo di portinaio e sfidando i limiti impostigli dalla malattia, profuse tutte le sue forze nel sostegno ai poveri della zona in un periodo di grave carestia, portando loro sollievo sia religioso che materiale, tanto da meritarsi gli appellativi di “Padre dei poveri” e di “Apostolo della Valle del Sele”. Nel poco più di un anno trascorso a Materdomini, Gerardo compì diversi miracoli e diventò punto di riferimento per il popolo, da cui era amatissimo. Tra le mura del convento, la sua vita terrena si spense, già in odore di santità, a soli ventinove anni il 16 ottobre 1755 e le sue spoglie mortali sono da allora custodite nel santuario. Uno dei numerosi miracoli che gli sono attribuiti, compiuto alcuni anni dopo la sua morte, salvò la vita al momento del parto a una donna di Oliveto Citra, con un fazzoletto che Gerardo le aveva affidato quando era ancora bambina. Per questo e per le opere compiute in vita, Gerardo, che fu beatificato nel 1893 e santificato nel 1904, è il patrono delle partorienti, delle mamme e dei bambini.
Dalla santificazione, il santuario di Caposele è dedicato anche a San Gerardo e nel 1930 ha ottenuto il riconoscimento di basilica minore da Papa Pio XI. Ciò che lo ha reso ancora più frequentato, tanto da diventare uno dei principali luoghi di culto dell’Irpinia e di tutta l’Italia Meridionale, meta di milioni di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo. Al fine di accoglierli al meglio, nel 1974 fu edificata la nuova Chiesa del Redentore, dalla caratteristica forma di tenda che svetta con i suoi 46 metri di altezza. La chiesa antica, più volte rimaneggiata nel corso dei secoli sia per ampliamenti successivi sia per porre rimedio ai danni provocati dai precedenti terremoti, fu distrutta dal sisma del 1980. Ricostruita dov’era e secondo la pianta preesistente, in stile neoclassico seppur con elementi moderni, è stata riaperta nel 2000.
I due edifici sacri sono parte di un complesso religioso molto più ampio, che comprende vari spazi dedicati all’accoglienza e alle attività di culto dei pellegrini. Il Museo Gerardino ospita un gran numero di reliquie ed ex voto di san Gerardo, oltre a dipinti, statue, lettere autografe e raffigurazioni del Santo. Ė composto da due sale: nella prima sono esposti i dipinti che illustrano la vita del santo, mentre nella seconda sono custoditi soprattutto gli ex voto dei fedeli. Vi è annessa anche la fedele ricostruzione della piccola cella dove alloggiava il Santo, con i suoi pochi arredi, giacchè l’originale fu distrutta dall’ultimo terremoto. Di grande impatto visivo ed emozionale è poi la Sala dei Fiocchi, per le migliaia di fiocchi rosa e celesti che scendono dal soffitto e le non meno numerose foto di bambini e neonati sulle pareti, dono di quanti hanno ritenuto nel tempo di aver ricevuto una grazia dal santo.



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